MEDEA


TITOLO Medea

REGIA Filippo Timi, Federica Santoro

CAST Filippo Timi, Federica Santoro

ANNO 1999

INFORMAZIONI Medea è un atto unico con tre personaggi: Medea, Alina e l’infermiera. Medea e Alina interpretate da un unico attore, Filippo Timi, rappresentano gli archetipi di una dolorosa follia che spinge Alina ad esternare la tragedia subita che le ha tolto tutto, anche i figli e l’ha portata alla pazzia. L’infermiera che cura Alina è un fool che si fa unico testimone della vicenda mitologica, travisandola a suo modo.

Chi!  Chi vuole questo?  Tu, forse? Sei tu che ti nutri di me, del sangue delle mie parole. che sei invaso di silenzio e non puoi fare altro che ascoltare tacito e in misera meravíglia?! Cenere! Cenere tu che consumi questo nefando pasto con me senza osare nìente che non sia la tua presenza buia e scaltra alla quale il mio odioso fiato non può arrivare. Neanche una sola parola! Ed io sto qui a consumare la mia tragedia mentre tu godi alle mie urla, o tremi o muori con me.

Firmato dalla Giovanissima attrice Daria Panettieri, il testo dello spettacolo è nato all’interno di un laboratorio di scrittura drammaturgica diretto a Perugia nel 1996 da Giuseppe Manfridi.  Segnalato dallo stesso Manfridi come uno dei migliori testi del corso è stato pubblicato nel marzo 1997 da “Omero – la rivista della scrittura creativa” edita dalla Cooperativa Controluce. Canto della disperazione o urgenza dell’essere, Medea è un atto unico con tre personaggi Medea, Alina e l’infermiera. Medea e Alina – interpretate da un unico attore, Filippo Timi – rappresentano gli archetipi di una dolorosa follia che spinge Alina ad esternare la tragedia subìta che le ha tolto tutto, anche i figli, e l’ha portata alla pazzia. A questa fragile personalità si sovrappone, prendendone il sopravvento, la figura mitologica di Medea. I due personaggi si distinguono per il linguaggio- quello di Alina è un lessico inventato che si ispira al dialetto veneto e stravolge termini e sonorità tardo latine e italiane, quello di Medea ha la solennità di una prosa poetica. L’infermiera che cura Alina – il testo è stato scritto in collaborazione con Federica Santoro che lo interpreta – è un fool che talvolta si fa freddo portavoce e unico testimone, accusato o cercato, della vicenda mitologica, travisandola a suo modo. Il tempo in cui si svolge la tragedia è quello della parola; parola come azione, atto dell’Essere, che vive e si consuma nella rappresentazione.  Lo spazio, o luogo della teatralità del quotidiano rende unica allo spettatore l’esperienza dell’esserci ed ospita i lavori dello scultore Giacomo Strada.